Montesquieu e la storia del commercio nel mondo antico

Massimiliano Bravi

Abstract


Nel libro XXI dell’Esprit des lois, Montesquieu propose un'articolata ricostruzione delle principali vicende che scandirono la storia del commercio nel mondo antico, avanzando conclusioni in esplicito contrasto rispetto a quelle del suo connazionale Pierre-Daniel Huet, che nel 1716 aveva pubblicato un'opera dal titolo Histoire du commerce et de la navigation. In particolar modo, Montesquieu cercò di argomentare, in netto disaccordo con Huet, la totale imperizia dei Romani nell'arte del commercio, che perdurò dal periodo repubblicano all'epoca imperiale, portandoli alla predisposizione di politiche monetarie e doganali molto negative, che danneggiarono irrimediabilmente la prosperità del mondo antico, aggravando così il rovinoso decremento della popolazione causato dalle distruttive guerre di conquista e dal successivo “dispotismo” a cui furono assoggettati i popoli sottomessi. Poi, nei secoli a seguire, la diffusione del Cristianesimo radicò il primato dei valori spirituali, veicolando di conseguenza la crescita di un numeroso clero, che contribuì in maniera decisiva ad ostacolare il realizzarsi di un'effettiva e consistente ripresa demografica. Invece, David Hume rifiutò convintamente l'idea che il mondo antico, anche prima del dominio romano, potesse considerarsi più popolato del mondo moderno, dedicando a tale tematica il saggio Of the Populousness of Ancient Nations (1752).

Keywords


Montesquieu; Daniel Huet; David Hume; mondo antico; commercio; demografia

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DOI: 10.6092/issn.2421-4124/8915

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